CENNI STORICI RIGUARDANTI L’ADOZIONE DELLO STEMMA COMUNALE.
Quello che si propone nell’ambito della documentazione storica riguarda l’adozione dello stemma comunale avvenuta nel 1930.
L’adozione dello stemma comunale può essere considerata, sul piano simbolico e di significato stilistico, la sintesi identificativa di una comunità locale con le proprie specificità e tradizioni, anche se fino al 1930 la comunità di Sant’Orsola non ha mai manifestato questa necessità come atto collettivo e sentito.
Infatti l’iniziativa circa l’adozione dello stemma fu prefettizia e, quindi, dettata da necessità burocratiche ed amministrative in adeguamento alle disposizioni legislative allora vigenti sugli stemmi comunali e precisamente gli art. 47 e ss. sul regolamento della Consulta Araldica - Regio Decreto 5 luglio 1896 n. 314.
Va notato come all’epoca ebbe inizio la costruzione della nuova sede municipale per cui era più che logico che la medesima fosse dotata di stemma comunale.
L’adozione di uno stemma fu disposta con circolare prefettizia n. 10991 dd. 13.12.1927 nella quale si prevedeva il procedimento per l’adozione nonché i relativi atti che il comune doveva produrre.
A conferma del non eccessivo interesse vi fu successivamente un sollecito della Regia Prefettizia di Trento n. 4346 di data 13 marzo 1929 nella quale si invitava il Podestà (allora Sindaco del Comune) ad adottare uno stemma proprio. In caso affermativo ci si doveva attivare secondo la circolare precedentemente inviata. In conseguenza di ciò, il Podestà ritenne opportuno dotare la Comunità di Sant’Orsola, che a suo tempo era intesa come ambito di valle essendo esistente un solo comune che aggregava anche le comunità di Fierozzo, Frassilongo e Palù del Fersina,.
Fra i documenti che il comune doveva produrre vi erano appunto i cenni storici sulla quale si giustifica la scelta degli elementi simbolici da collocare nello stemma comunale.
Viene quindi più sotto riportata fedelmente la relazione inerente i cenni storici che furono alla base della scelta del simbolo comunale.
Preme evidenziare, (al di là della poca ormai validità scientifica di quanto relazionato a suo tempo, sia per la falsità del documento del 1166 circa gli arimanni, sia per le ricerche che si sono successivamente svolte sulla valle dei Mocheni,) come gli elementi identificativi abbiano comportato un’analisi delle vicende storiche della valle dei Mocheni. Infatti, furono introdotti nello stemma gli utensili dei minatori a simboleggiare un’attività economica che ha assunto a suo tempo un’importanza notevole per l’intera Valle.
Sul piano cronologico la deliberazione con la quale si proponeva lo stemma comunale e con la quale si è anche approvata la relazione storica, fu assunta dal Podestà in data 24 maggio 1929 n. 39/58 in seguito anche al parere favorevole della Sopraintendenza alle belle arti di data 20 aprile 1929.
L’atto definitivo di approvazione dello stemma fu il Decreto di approvazione dello stemma di Vittorio Emanuele Re d’Italia di data 5 febbraio 1930 con il quale si iscriveva inoltre il Comune “nel libro araldico degli enti morali”.
Come si può notare i comuni venivano definiti Enti Morali e, quindi, siamo ben lontani dal concetto di comune fatto proprio dalla Costituzione italiana e dallo Statuto di autonomia quale “Ente pubblico territoriale ed autonomo espressione della comunità locale”.
Un ultimo aspetto circa l’atto di adozione dello stemmo riguarda un evidente errore manifestatosi nel decreto reale e precisamente: mentre nella relazione storica si parla di: ”martelli ossia gli strumenti dei minatori-canopi usati nelle miniere” nel decreto Reale si parla di: ”…ed in punta da due martelli da muratore posti in decusse (incrociati)”.
Allegata:
Relazione originale del Commissario Prefettizio accompagnatoria dello stemma proposto
Il primo documento storico di cui è menzione della valle della Fersina detta anche Valle dei Mocheni, e con essa del comune di S.Orsola risale al 1166, fu pubblicata dal Bonelli nelle Notizie Storico-Critiche, 11° pag. 433.
Esso tratta delle tirannie dei signori di Pergine, (jus primae noctis, ossia fruitiones prime nooctis de sponsabus), ne è però stata contestata l’autenticità.
In ogni modo a parte la verità su questo infame diritto dei Signori di Pergine esso ci istruisce intorno alla divisione amministrativa delle popolazioni del Perginese. E’ accertato che in quel tempo gli abitanti della riva destra del Fersina erano italiani e S.Orsola con Viarago, Mala, Serso, Canezza e Portolo formavano una delle sette Gastaldie del distretto e Pieve di Pergine, Frassilongo e Roveda, sulla riva sinistra, formavano un’altra Gastaldia.
La Gastaldia era una suddivisione politico amministrativa del Regno dei Logombardi rappresentata. da un capo detto Gastaldo o Rettore, ognuna aveva una propria amministrazione e pagava le collette al Castello di Pergine in rapporto alla popolazione. Le Gastaldie del distretto di Pergine si integravano nella Pieve Omonima, il cui primitivo significato era amministrativo — reli-gioso. Gli abitanti di Fierozzo invece erano Arimani, cioè vassalli di condizione libera paganti tri-buto (Angaria), erano anche detti Pompermani. Siccome Arimani dei Signori di Pergine prestavano oltrechè il servizio militare anche altri servizi in Castello.
Palù non è nominato nel detto documento, sorse più tardi nel XIV secolo e seguenti, e non si sa per qual motivo esso fosse di spettanza dei Signori di Caldonazzo.
Gli abitanti di Fierozzo, Frassilongo e Roveda sono i veri Mocheni, quelli di Palù invece no, perché essi non si intendono tanto della lingua da questi parlata, e conosciuta sotto il nome di Cimbro. Questo dialetto non ha però nulla a che fare con quello dei Cimbri vinti da Mario sui campi Raudi (Vercelli), 101 a.c.
La parola Mocheno, ha il significato di lavoratore, quella di Cimbro significa taglia legna, boscaiolo, lavoratore in legno (Zimmermann), onde il parlar Cimbro s’intende dialetto di queste popolazioni frammisto di elementi italiani o romanici, detto anche in trentino — slambrot — cioè mescolanza di linguaggio applicabile appunto ai Mocheni.
La provenienza di essi è finora sconosciuta, dopo l’emigrazione primiera dei barbari, in seguito distrutti o assimilati ai Romani, la secondaria composta di genti barbare 972 d.c., non toccò questa valle ma s’insediò solo sugli alti piani di Folgaria, Lavarone ecc, che trovarono quasi disabitati. Le attuali popolazioni d’origine tedesca appartengono quindi all’emigrazione terziaria iniziatasi dal XII secolo in poi mediante singole importazioni di colonie di boscaioli, pastori o minatori note sotto la denominazione di bonos utiles et prudentes laboratores.
Queste emigrazioni furono favorite dai dinasti di Pergine per lo sfruttamento della terra, dei boschi, e delle miniere, di zingo, argento, piombo e rame e che pare esistessero anche al tempo dei Romani e si estendevano in tutta valle dove sussistono tuttora indubbie tracce. Il loro esercizio durò fino al secolo XVIII, erano ordinati con proprio Statuto sull’osservanza del quale, vigilavano i giudici minerari, - detti Vicari minerarum o minerales, (Bergrichter). Di 34 di questi ne è noto il nome e l’epoca della loro carica. Con la decadenza dei Signori di Pergine, fine XIII secolo, il Castello e la sua Giurisdizione passò ai Conti del Tirolo, poi ai Carrara di Padova indi a Lodovico di Brandeburgo, infine dal 1531 in poi divenne possesso del Principe Vescovo di Trento Bernardo Clesio, per la permuta di questo distretto con la giurisdizione della città di Bolzano, dopo quest’epoca fu retto dai Capitani Vescovili fino alla caduta del Principato di Trento.
Nel 1786 la Pieve di Pergine con tutta la Valsugana fu staccata dalla diocesi di Feltre, venne ammessa a quella di Trento. Questa Valle e con essa il Comune di S.Orsola seguì sempre la sorte dei Signori e reggitori di Castel Pergine. Per quante ricerche siano state fatte non fu possibile trovare uno stemma tanto degli antichi signori di Pergine come delle Gastaldie.
Fatta questa premessa storica dalla quale risulta che il Comune di S.Orsola non fu mai in possesso di un proprio antico stemma, ed in considerazione che il Comune è antichissimo; che ab-immemorabili in tutta la Valle della Fersina furono in esercizio delle miniere; che nel 1560 esisteva già una propria chiesa o cappella, retta da un curato e dedicata in seguito a S.Orsola; che esistono delle sorgenti di acque minerali arsenicali ferruginose, scoperte nel XIX secolo si ritiene di avere giustificato pienamente l’adozione dello stemma proposto per l’approvazione e formato col consiglio e parere della Sovraintendenza alle belle Arti di Trento e specificato come segue:
Parte Superiore l’emblema di S.Orsola quale era usato a Venezia nella celebre confraternità di S.Orsola dipinta colle famosissime pitture del Carpaccio, ossia l’iniziale V (= URSULA) sormontata dalla Corona regale.
Parte centrale Fascia azzurra che stà a denotare le acque minerali di cui è dotato il paese di S.Orsola.
Parte inferiore I materiali ossia gli strumenti dei minatori = Canopi = usati nelle miniere.
La bandiera, che per il campo bianco argento tradisce una certa analogia con quella di Pergine probabilmente assunta o derivata dai colori portati dagli antichi signori di Pergine è composta dai colori bianco azzurro bianco a tre teli orizzontali.
S.Orsola nel maggio 1929
Anno VII° E.F.
Il Commissario Prefettizio